giovedì 16 luglio 2015

Duma Key - Stephen King

Titolo: Duma Key
Autore: Stephen King
Pagine: 743
Casa Editrice: Sperling & Kupfer
Uscita americana: 2008
Uscita italiana: 2009

Questo di cui parlo oggi è un libro che mi sta particolarmente a cuore, intanto perché Stephen King è uno dei miei autori preferiti in assoluto, poi perché l'ho trovato stupendo.
Terza volta che lo rileggevo, con King devo dire che sono ciclica, ma è stata come la prima. Un po' perché la mia memoria fa veramente schifo, quindi mi ricordavo solo di cosa parlava in generale, ma non nello specifico, un po' perché King è uno di quegli autori che quando riletti riesci a capirli meglio. Trovi particolari nascosti, rimandi ad altri libri che prima non potevi capire, e tutta una serie di cose per cui amo questo grande autore americano.
Ho scelto di rileggere Duma Key un po' perché sentivo che mi stava chiamando di nuovo, la voce delle conchiglie mi parlava e mi chiedeva di ributtarmi a capofitto in questa meravigliosa storia. Inoltre, avendo una sfida letteraria in atto, la Lotto Reading Challenge, mi serviva un libro che parlasse di un hobby e questo romanzo è totalmente incentrato sull'hobby del protagonista: la pittura.
«Forse oggi ti va di leggermi una poesia», riprese lei. «A tua scelta. Mi mancano tanto. potrei fare a meno di Oprah, ma una vita senza libri è una vita di sette e una vita senza poesie è...» Rise. Lo sconcerto che udii in quella risata mi fece male al cuore. «E' come una vita senza quadri, non trovi? O no?»
Diamovi però una trama.
Ora stavamo tornando verso casa. «Un'isola quasi vuota nel sole», commentò Ilse. «Dovrebbe esserci dietro una storia. E' praticamente doveroso, non credi?»


 

Edgar Freemantle ha subito un brutto incidente, oltre ad aver perso un braccio ed essersi rotto malamente l'anca, ha riportato dei seri danni cerebrali che gli rendono difficile ogni tanto parlare. Reduce da un divorzio dopo l'incidente decide di doversene andare da casa sua e di avere bisogno di pace e tranquillità, quale luogo migliore di una delle isole della Florida per riposarsi e stare al caldo? Decide allora di trasferirsi a Duma Key, in una graziosa casetta che lui stesso rinomina Big Pink. Una volta sull'isola, sente di aver bisogno di fare qualcosa, il suo braccio destro (ormai fantasma) prude, decide allora di ributtarsi in quella che era stata una sua passione giovanile: la pittura. Inizia facendo dei piccoli disegni a matita, per poi passare a delle tele vere e proprie. 
Il disegno era completato. Posai la matita e fu quello il momento in cui Big Pink mi parlò per la prima volta. La sua voce era più sottile del respiro del Golfo, ma io la sentii benissimo lo stesso. Ti stavo aspettando, disse.
Ciò però che non torna è che i suoi quadri sono dettati da momenti di smarrimento totale in cui lui è assente e quando si risveglia il quadro è fatto. Spesso i dipinti ritraggono inoltre realtà che lui non può conoscere, dettagli delle vite altrui che in quel momento non sa, ma che poi scopre essere reali. 
C'è un motivo per cui lui è arrivato a Duma Key, ci sono delle forze che stanno lavorando su quell'isolotto, delle forze che lo volevano lì. Starà a Edgar capire perché proprio lui e scoprire in che incubo si sta cacciando.
Lo sentii ed ebbi un'intuizione: noi tre eravamo lì perché c'era qualcosa che lì ci voleva. La mia consapevolezza non si basava su quel genere di ragionamento logico al quale ero stato addestrato e grazie al quale avevo costruito il mio successo aziendale, ma non mi importava. Lì a Duma ero una persona diversa e la sola logica che mi serviva era nelle mie terminazioni nervose.
La mia modesta opinione su tutto ciò.
Io ve lo dico subito, ho seri problemi a fare una recensione di questo romanzo. Questo perché ne sono veramente entusiasta. Come ho già detto anche solo rileggerlo mi ha regalato emozioni. Si sa che King è un bravo scrittore, non sarebbe dov'è ora se non lo fosse, ma questa è una delle sue storie migliori, una che veramente ti rimane dentro. Quando ho chiuso il libro tutto ciò che potevo pensare era: "Oh no, è finita. E adesso?" Ciò significa che questo è un buon libro! Questo è ciò che ti fa un buon libro, ti fa essere dispiaciuta di averlo finito.
Dissi a me stesso che c'era tempo. E' quello che ci diciamo sempre, no? Non immaginiamo che il tempo si esaurisca e Dio ci punisce per quello che non immaginiamo.
Adoro il fatto che King riesca a rendere spaventosa qualsiasi cosa gli capiti sotto tiro, in questo caso sono mare, conchiglie e una statuetta.
E' un romanzo che non ti butta immediatamente nell'avventura, ma cresce lentamente dentro di te. Tutto ciò che deve accadere probabilmente accade nelle ultime duecento pagine, sto parlando dei fatti più salienti. Ciò però non basta, perché anche nelle prime quattrocento hai davvero voglia di andare avanti, hai voglia di sapere cosa successe nel passato a Duma e cosa sta succedendo ora nel presente.
Riempimi. Perché il bianco è l'assenza della memoria, il colore del non ricordo. Fai. Mostra. Disegna. E quando lo fai, il prurito va via. Per un po' la confusione si placa. Ti prego, resta sulla Key, aveva detto. Qualunque cosa accada. Abbiamo bisogno di te.
Duma Key si può dire che sia diviso in due narrazioni diverse, la prima è quella di Edgar in prima persona. Lui ti racconta la sua storia e quello che gli successe nelle Key. L'altra è "Come fare un disegno parte x" ed è la storia di una bambina, caduta da un carretto all'età di due anni, con problemi nel parlare poi; come poteva esprimersi se non disegnando, dunque? Si intuisce quasi da subito che questa bambina è la dolce vecchietta che abita poco più in là di Edgar, quanta voglia viene poi di scoprire cosa le accadde? E soprattutto cosa lei fece accadere? Perché fu proprio la piccola Libbit il fulcro di tutta la vicenda.
Bella e toccante la storia dell'amicizia tra Edgar e Wireman. Un'amicizia adulta, che si sviluppa molto velocemente. Accomunati da una storia tragica alle spalle e da piccoli poteri paranormali; ho adorato i dialoghi tra quei due, dialoghi che sono stati una fonte incredibile di sottolineature.
«Qualsiasi cosa possa mai fare per te», disse. «In qualsiasi momento. Per tutta la vita. Tu chiami, io vengo. Tu chiedi, io faccio. E' un assegno in bianco. Ti è chiaro?» «Sì», risposi. Mi era chiaro anche qualcos'altro: quando qualcuno ti offre un assegno in bianco, non lo devi mai e poi mai incassare. Non era un concetto che avevo elaborato. Certe volte una verità scavalca il cervello e giunge direttamente al cuore.
Vorrei fare una piccola nota dolente solo sul finale. 
Duma Key è un libro costruito veramente bene, molto originale da certi punti di vista, con idee interessanti per la trama, mi aspettavo forse un finale leggermente diverso. Una storia principalmente incentrata su questa donna mostruosa, con ampi poteri psichici, che vive su un veliero di morte e che non vede l'ora di prendere a bordo altri morti, ok? Ve la immaginate?
Stagliato in quel bagliore da fornace c'era un relitto a tre alberi. Dagli strappi e i buchi nelle vele marce e flaccide occhieggiava quella luce rosso fuoco. A bordo non c'era nessuno vivo. Bastava guardare per saperlo. Lo scafo era avvolto da un sudario di minaccia, come se avesse ospitato una peste che aveva sterminato l'equipaggio, lasciando solo quel marcescente cadavere di legno, canapa e tela.
Scopri infine che tutto ciò che devi temere è una sua statuina che basta mettere in acqua dolce e ti mordicchia se te la tieni in mano (ok, sa fare peggio che mordicchiarti, ma rendeva l'idea). Ecco, diciamo che da quel punto di vista lì mi aspettavo leggermente di meglio, ma nonostante tutto non mi lamento, anche quella parte è stata scritta bene e con pathos.
Struggente la penultima parte del romanzo, l'incontro con Ilse, la figlia morta. 
Devo dire che quella è stata una bastardata da parte di King. Non dico l'incontro, quello ci stava, ma la morte di Ilse in sé. Era evitabile, non serviva farla morire. Poi io son scema e nonostante fosse la terza rilettura e questa fosse una delle poche cose che ricordassi, ero lì che speravo di ricordare male. Sciocca G.
Quella fu l'ultima volta che ci parlammo e nessuno dei due lo sapeva. Non lo sappiamo mai, vero? Almeno avevamo finito scambiandoci parole d'affetto. Mi resta questo. Non è molto, ma è qualcosa. Ad altri va peggio. E' quello che mi dico nelle lunghe notti in cui non riesco a dormire. Ad altri va peggio.
Vorrei inoltre sottolineare che non è la prima volta che King tocca determinate tematiche, i quadri che non sono solo quadri, sono uno dei suoi temi ricorrenti, tra i romanzi che mi vengono in mente ci sono Rose Madder e i racconti brevi Il Virus della Strada va a Nord, 1408, e questi sono solo alcuni esempi.
Un altro particolare ricorrente è l'incidente subito dal protagonista, che può ricordare un po' quello subito da King stesso nel 1999 e di cui lui ha poi parlato anche in altre sue opere.
Ad ogni modo è un libro che davvero consiglio a tutti di leggere prima o poi, se non vi fate prendere dallo sconforto vedendo dei mattoncini di settecento pagine.

Citazione preferita:
A qualche misterioso livello, se non siamo matti, credo che la maggior parte di noi conosca le varie voci della nostra immaginazione. E dei nostri ricordi, ovviamente. Anch'essi hanno una voce. Chiedete a chiunque abbia perso un arto o un figlio o un sogno a lungo accarezzato. Chiedete a chiunque patisca il senso di colpa per una decisione sbagliata, di solito presa in un istante improvviso (un istante che è quasi sempre rosso). Anche i nostri ricordi hanno una voce. Spesso triste, che invoca come braccia alzate nel buio.

Voto:


Vorrei questa volta aggiungere delle cosettine a questa recensione. Come ho già detto sono un'appassionata di King, la mia saga preferita in assoluta è il suo capolavoro: La Torre Nera. Non so se ne siete al corrente, ma in ogni sua opera King si è divertito a mettere dei piccoli rimandi al suo masterpiece. Non so se son riuscita a coglierli tutti, ma intanto qui sotto vi faccio un piccolo elenco.

  • La radiosveglia sosteneva che erano le 03.19
  • Solo trentotto passi da Big Pink quella prima mattina. (38:2 =19)
  • EFree19 (nickname di Edgar)
  • La voce nasale dell'altoparlante annunciò: volo Delta 559, scalo a Cicinnati e Cleveland.
  • Pamorama 667
  • Il bibliotecario mi mandò una copia del quotidiano di Tampa del diciannove aprile 1927.
  • L'ultima era il letto di conchiglie sotto Big Pink, ripreso da una fotografia digitale. In quell'ultima composizione avevo per qualche motivo sentito l'impulso di aggiungere delle rose.
  • ifsogirl88 e EFree19 10.19
  • SmithRealty9505
  • EFree19 a KamenDoc 14.19
  • In quell'ultima versione la bambina sulla barca a remi indossava un vestito verde con le spalline che le si incrociavano sulla schiena nuda e intorno a lei, a galleggiare sull'acqua incupita, c'erano rose. Un'immagine inquietante.
  • Volo Delta 496
  • 941-555-6166 (Le ultime quattro cifre fanno 19)
  • 941-555-8191 (Tre 19 nascosti nelle ultime quattro cifre)
  • «Ventitré e diciannove,» disse. «Non c'è mai stata una vera speranza.»
  • Sostai per cinque minuti con la chiave in mano davanti all'847.
  • La vita è una ruota e se aspetti abbastanza a lungo torna sempre al punto in cui era. (Il Ka è una ruota e di questo noi tutti diciamo grazie)
  • 19 agosto 1926
Non prendetemi per matta, King ha una seria fissazione per il numero 19, fissazione che non so bene in quale romanzo sia partita, ma che viene fortemente sviluppata nella Torre Nera, appunto. Molte delle cifre che lui scrive nei suoi romanzi o sono 19 o sommati danno tale numero. Mi son "divertita" a segnarmeli un po' tutti.
Il riferimento alle rose è invece proprio della Torre. La rosa è il simbolo stesso della Torre Nera, nel nostro mondo però, quindi solitamente i suoi riferimenti alle rose spingono a quello.
Anche i continui riferimenti al rosso ("Era rosso") sono secondo me un rimando, in quanto ricordiamo che tra Torre Nera, La Casa del Buio e Il Talismo il rosso è stato un colore importantissimo nella loro simbologia.

"Il Ka è una ruota e di questo noi tutti diciamo grazie" è invece una citazione presa pari pari dai suoi libri, King riprende spesso il concetto, ma espresso in maniera diversa in molte sue opere.
Inoltre vorrei sottolineare il fatto che Edgar sia in tutto e per tutto un frangitore. Persone con dei poteri paranormali che aiutano ad infrangere i vettori che mantengono in piedi la Torre. Molto simile inoltre ad un personaggio comparso nell'ultimo libro della Torre, Patrick, un ragazzo con poteri speciali. I suoi disegni avevano il potere di creare e distruggere, un po' la stessa abilità che ha Edgar.

Sì, va bene. Probabilmente sono un po' una fissata, ma mi piaceva segnarmi tutti i rimandi presenti in questo libro e se ne rileggerò altri sicuramente mi segnerò anche quelli. 

Non so, avete mai avuto quel libro? Quello particolare... Quella saga che una volta finita un pezzettino piccolo di voi è morta con la fine della storia? Beh, per me quella saga è la Torre e vedere dei piccoli sprazzi di quella meraviglia in altre opere è per me un motivo immenso di gioia. Sì, gioisco con poco, ok?

2 commenti :

  1. Mi piace King. Questo libro però non lo conosco.

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    1. Come ho scritto ti consiglio caldamente di leggerlo. Penso di aver letto più o meno la metà della sua bibliografia, e questo è per me uno dei suoi romanzi migliori. :) brividi, lo rileggerei già ora :)

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