mercoledì 29 aprile 2015

Fuga dal Campo 14 - Harden Blaine

Titolo originale: Escape from Camp 14: One Man's Remarkable Odyssey from North Korea to Freedom in the West
Pagine: 290
Casa Editrice: Codice
Anno uscita americana: 2012
Anno uscita italiana: 2014

Oggi acquisiamo un po' di serietà e parliamo di questo romanzo che narra una storia accaduta realmente, una storia cruda e dura che lascia il lettore con una sensazione di impotenza e disgusto verso l'uomo. 

Fuga dal Campo 14 è la storia di Shin Dong-hyuk, un bambino, un ragazzo, un uomo prigioniero in un campo di internamento in Nord Corea. Shin nasce nel campo, non sa nulla di cosa c'è oltre la rete elettrificata di quella che considera casa. La sua è però una casa orribile, dove tradimento, pestaggi e uccisioni sono all'ordine del giorno. Per sopravvivere all'interno del campo devi spiare gli altri detenuti e devi stare attento a non infastidire le guardie, se non vuoi ritrovarti a terra con qualcosa di rotto.
Prima di qualsiasi altra cosa Shin imparò a sopravvivere denunciando e tradendo ognuno di loro. Amore, pietà e famiglia erano parole prive di significato. Dio non era né morto né scomparso: Shin semplicemente non lo aveva mai sentito nominare.
Il Campo 14 visto da Google Earth
Shin scopre il mondo che esiste al di fuori grazie ai racconti di un suo compagno, ormai adulto decide di provare la fuga.
Questa è dunque la storia di un uomo che stufo di vivere di stenti e nella paura tenta l'impossibile e ci riesce, fuggendo dal campo, attraversando il confine con la Cina ed arrivando grazie ad una serie di fortunati eventi all'agognata meta: la Corea del Sud. Shin decide allora che tutto il mondo deve sapere ciò che accade in Nord Corea, si impegna dunque per diventare un attivista.
La gente nel pubblico non riusciva a star ferma nei banchi: negli occhi si leggevano disagio, disgusto, rabbia, shock. Alcuni volti erano rigati di lacrime. Alla fine del discorso, quando Shin disse che un solo uomo che decida di non tacere può contribuire alla liberazione di decine di migliaia di persone ancora prigioniere, la chiesa esplose in un applauso. Magari non ancora nella sua vita, ma almeno in quel discorso Shin aveva preso il controllo del suo passato.

Ed ora la mia modesta opinione su tutto ciò.
Shin Dong-Hyuk
La storia di Shin è un racconto davvero disarmante, mi chiedo come possano ancora esistere nel XXI secolo queste atrocità, ma soprattutto perché nessuno fa nulla?
Shin alla fine è costretto a rinunciare alla sua umanità, descrive tutte le persone del campo come prive di sentimenti se ci pensate. Le guardie ed i maestri non hanno nessun problema a picchiare fino alla morte anche un bambino, è come se il sentimento di compassione non esistesse e sinceramente non riesco a capacitarmi di come questo sia possibile.
Il racconto di come lui decreta la morte della madre e del fratello è agghiacciante, non gliene fai una colpa, perché sai che l'hanno cresciuto con l'idea che non bisogna fidarsi di nessuno e che tradire anche i propri famigliari è ok. Quello che però lascia di stucco è il fatto che lui veda entrambi morire davanti ai suoi occhi e tutto quello che prova è indifferenza per la loro morte e rabbia per il fatto che considerati loro traditori, Shin stesso sia stato torturato per settimane in quanto loro parente.
La rabbia che lo aveva travolto subito dopo la morte di lei lasciò il posto a una sorta di piatto torpore. Prima di essere torturato, rinchiuso nella prigione sotterranea ed esposto ai racconti dello Zio sul mondo oltre la recinzione, l'unica cosa cui Shin era interessato era il pasto successivo; e così tornò ad essere all'allevamento di maiali. Per descrvere quel periodo, che durò dal 1999 al 2003, usa l'aggettivo rilassante.
Miracoloso il modo in cui fugge, poteva andare storta qualsiasi cosa ed invece è andato tutto come doveva andare. Sapevo già che ce l'avrebbe fatta, ma non ho potuto far altro che tenere il fiato sospeso mentre usciva dal campo e correva verso la cittadina più vicina.
La parola che Shin usa in continuazione per descrivere quei primi giorni è proprio shock: per lui non aveva la minima importanza che la Corea del Nord nel cuore dell'inverno fosse brutta, sporca e buia, o più povera del Sudan, o che nel suo insieme fosse considerata dalle organizzazioni per i diritti umani come la più grande prigione del mondo. Veniva da ventitré anni vissuti in una gabbia all'aria aperta, gestita da uomini che avevano impiccato sua madre, fucilato suo fratello, azzoppato suo padre, assassinato donne incinte e picchiato a morte dei bambini; uomini che lo avevano educato a tradire la famiglia e torturato sul fuoco. Si sentiva libero, magnificamente libero, e da quello che vedeva continuava a non avere nessuno alle calcagna.
Un libro che sicuramente consiglio di leggere a tutti, non solo per la storia che nonostante la pesantezza del tema, è davvero scorrevole e si lascia leggere. Lo consiglio soprattutto però per farsi un'idea di quello che succede in Corea del Nord. 

Citazione preferita:
«Ragazzo, tu hai ancora molti giorni da vivere» gli diceva. «Ricorda, il sole splende anche sottoterra». Furono quelle cure e quelle parole compassionevoli a tenerlo in vita. La febbre se ne andò, la mente tornò lucida, le ustioni divennero cicatrici.

Voto: ««««

Curiosità:
Ad inizio 2015 è comparso un articolo del Post che scriveva che Shin ha ammesso di aver alterato alcuni dettagli della sua storia. Tra le tante bugie Shin ha confessato di aver tentato la fuga svariate volte, una volta arrivando poco dopo il confine con la Cina per essere ripreso e rinchiuso nuovamente nel campo. Harden, l'autore, ha dichiarato di aver scoperto in seguito che Shin aveva raccontato una diversa versione ai suoi amici. A sua discolpa il giovane ha riconosciuto di aver cambiato la storia per mantenere un distacco da quella che era la realtà, per riviverla il meno possibile e non ricordare i momenti veramente difficili della sua vita. Nonostante questo, comunque, la parte centrale della sua storia risulta attendibile.

4 commenti :

  1. Non leggerò questo libro, perchè raramente leggo storie reali (come al cinema che cerco di non guardare film italiani, terribilmente realistici), preferisco la leggerezza di altre letture.
    Però ho letto la tua recensione e....
    Si, sono più o meno a conoscenza di ciò che succede in nord corea, e la cosa non mi stupisce, come non mi stupiscono i kamikaze mussulmani o i killer della mafia o qualsiasi cosa possa sembrare a noi strana. Non mi stupisce perchè "loro" sono nati così, con queste convinzioni, con questi credi, questo il loro mondo non ne conoscono altri.... non sono mostri (i carnefici, kamikaze ecc ecc) è solo gente ignorante (termine non dispregiativo).

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    1. Io per esempio prima di leggere questo libro, e lo dico tranquillamente, non ne avevo idea.
      Capisco perfettamente la questione del loro sono nati così, quindi non se ne rendono conto. Penso però che una persona nata da questa parte del mondo rimanga comunque scioccata di fronte a queste situazioni.

      Raramente anch'io leggo storie reali, ma ogni tanto mi ci lancio e ci rimango sempre un po' così...

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  2. Ciao, anche io ho finito da poco questo libro e ne sono rimasta spiazzata benchè più o meno conoscessi già la situazione politica della Corea del Nord.
    E' ingiusto che la grande problematica della Corea sia circondata dal silenzio e non mi spiego come il mondo possa ignorarla visti i numeri e le evidenti prove dell'esistenza di quanto il governo di Pyongyang si ostina a negare.
    Un applauso sincero a Harden per aver reso la lettura snella e non pensante come invece si ritrova in molti libri che parlano di altri campi di concentramento. Snella, si, ma non per questo meno incisiva.
    Se ti interessa leggere la recensione che ho postato sul mio blog ti lascio il link: Raggy - Recensione de Fuga dal Campo 14.
    Scusa per l'eventuale spam indesiderato.

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    1. No, anzi grazie. Mi fa sempre piacere vedere altri pareri, mi piace vedere diverse opinioni rispetto alle mie.
      Non riesco effettivamente neanche io a spiegarmelo, ma diciamocelo... Il mondo ignora talmente tante cose che neanche dovrebbe sorprenderci più una situazione del genere.

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